INsight Eatery

cronaca di un servizio da dimenticare

Finalmente zona gialla!

Finalmente i ristoranti posso ricevere ospiti, seppur solo all’aperto!

Finalmente domenica 9 maggio ’21 possiamo tornare a gustare piatti di un certo livello, non riscaldati sui fornelli di casa e coccolati in tutto e per tutto da una brigata giovane e familiare!

Quantomeno queste sono le aspettative.

Sul tratto di strada che costeggia il mare dalle parti di Rocca San Giovanni, precisamente in località Vallevò, c’è l’INsight Eatery, ideato qualche anno fa da due giovani chef con ricche esperienze internazionali, ora guidato dal solo Simone Parisotto e insignito del piatto Michelin sulla “rossa“.

Qualche difficoltà di parcheggio, ma chi conosce la zona può comprendere come sia pressoché impossibile trovare per la macchina una sistemazione decente, in linea con le più basilari regole del codice della strada.

Ad onor del vero, prima di abbandonare il bolide a bordo strada, ho provato invano a chiedere suggerimenti su dove parcheggiare, ma al cellulare del ristorante per tre o quattro volte non ha risposto nessuno. Erano sicuramente tutti presi da altro.

Ci accomodiamo in uno dei due tavoli all’esterno, altri ospiti sono dentro una sorta di veranda, protetto dal sole da un parasole che uscirà sconfitto dalla lotta impari con la nostra stella. L’apparecchiatura è semplice, il tovagliato bianco non troppo curato, con qualche filo che, con la sua imprecisione, ne sporca le cuciture.

Prima ancora di poter ordinare veniamo accolti con tre amouse-bouche: una cialdina di riso al soffio con una buona maionese di scampi, tanto colorata quanto saporita, una pralina di delicatissimo baccalà mantecato il cui sapore è del tutto sovrastato dalla polvere di olive nere ed un piccolo trancio di coppa di testa di ombrina con maionese di capperi, i cui sapori si sposano gradevolmente.

Ordiniamo, al solito, due menù degustazione. Lo chef propone un 5 portate e a lui ci affidiamo così da lasciare alla cucina la tranquillità di potersi esprimere al meglio nei suoi piatti migliori.

In realtà proviamo a chiedere una variazione sul tema, ma, prima ancora di poter concludere la richiesta, ci viene categoricamente risposto che… No! Sul menù da cinque portate non si fanno variazioni. E sia…

Sono le 13.33.

Dopo esattamente quaranta minuti, alle 14.13, non avendo ricevuto nulla se non una bottiglia d’acqua (distrattamente lasciata al sole), pane e vino, mi permetto di chiedere ad una delle due ragazze in sala se ci sia stato qualche problema, un qualche inconveniente in cucina che ha fatto rallentare l’uscita dei piatti.

Lei si scusa. Prova ad accennare una giustificazione. Si allontana dalla sala.

Poche decine di secondi dopo è nuovamente al nostro tavolo con il primo piatto.

Abbiamo quindi dei totani ripieni di grani antichi con una crema di piselli ed un fondo di cipollotti. Il totano è ben cotto, per quanto resti croccante, così come i piselli interi che si nascondono nella loro spuma in un’alternanza di consistenze divertente. Il fondo di cipollotti difficilmente si percepisce, ma quando ci si riesce lascia un tocco di acidità che si contrappone all’altrimenti troppo dolce crema di piselli. Il pepe spolverato sul piatto, oltre a dare una sensazione di piccante, risulta a tratti eccessivo e fastidioso.

Pochi minuti di ulteriore attesa e arriva il secondo dei due primi proposti nel menù. Un’inversione dettata dalla volontà di non farci attendere ulteriormente?

GNOCCHI DI FAVE

Gnocchi di fave con una salsa alla lattuga; sopra dei gambi di lattuga in agrodolce, pecorino ed una salsa ai ricci di mare e polvere di alga wakame. Ottima continuità di sapori con l’antipasto. Lo gnocco si scioglie in bocca e la sensazione è di mangiare fave in purezza. Continua la ricerca del contrasto dolce-acido con l’agrodolce della lattuga. La salsa ai ricci di mare e la spolverata di wakame ricordano di essere a qualche metro dal mare. La grattata finale di pecorino aggiunge un intelligente tocco di umami. E’ la primavera nel piatto.

Qualche secondo e arriva anche il secondo (o meglio il primo) primo. Calma!

Forse ora si sta correndo un po’ troppo? Anche perché sugli altri tavoli sembra arrivare poco e nulla. E qualcuno degli altri commensali comincia sommessamente, ma non troppo, a vociare.

SPAGHETTORO VERRIGNI

Ma torniamo al nostro piatto. Lo spaghetto è sicuramente più bello che buono e la sapidità delle cozze, sferificate, è molto accentuata rispetto alla delicatezza della crema di zafferano di Navelli. Qualche secondo di cottura in più avrebbe evitato che più di qualche spaghetto arrivasse in tavola ancora bianco al centro.

Una fisiologica e correttissima attesa di una decina di minuti e ci viene servita l’ombrina.

OMBRINA

Il pesce è cotto a bassa temperatura e presentato con aglio, prezzemolo e funghi alla base. Nella sua semplicità è tecnicamente perfetto, salvo un paio di lische di troppo lasciate nel trancio, ma è tutt’altro che entusiasmante in termini di gusto. La stessa scelta dei Pleurotus banalizza il piatto che avrebbe guadagnato dall’inserimento di una varietà più ricercata o maggiormente legata al territorio.

Chiudiamo il pranzo con una panna cotta alla yogurt, con insalatina e spuma di fragole.

PANNA COTTA ALLO YOGURT

Un buon fine pasto fresco e piacevole con i suoi sentori di verbena e rosa, ma che non rapisce né visivamente, né al gusto.

Caffé e ci alziamo per pagare e congedarci.

Ma anche pagare risulta essere un’impresa ai limiti dell’impossibile.

In un dirupo sulla costa chietina di connessione ce n’è poca ed il POS non vuole sentir ragioni di captare anche il più flebile segnale. Dopo una quindicina di minuti di inutili tentativi andati a vuoti propongo al buon Parisotto di lasciarmi l’IBAN cosicché di lì ad una decina di minuti, tornato alla civiltà, possa fargli un bonifico per quanto dovuto.

Lo chef si mostra mortificato per come il pranzo si è articolato, con tutte le sue défaillances, e ancor di più per quello che si dimostra essere il suo (in)degno epilogo. Si scusa più e più volte e esplicitamente dice che rivedrà personalmente il conto per dare un peso anche economico al disagio generato dalla disorganizzazione nella prima giornata post-apertura con il tutto esaurito, ammettendo egli stesso che a questi livelli questa non può essere una valida ed accettabile giustificazione.

Come non dargli ragione? In cucina si lavora discretamente bene ed il risultato è interessante; ci sono tutte le potenzialità per brillare sulla difficile scena della ristorazione in profumo di stella.

Ma il servizio è distante anni luce da standard accettabili per chi ha questo tipo di ambizioni: un tovagliato non curato, nessuna premura che acqua e vino non restino al sole, posate cambiate e apparecchiate a richiesta e fuori posto. La più completa disorganizzazione su tempi e ordine di uscita dei piatti e l’incapacità di riscuotere il conto sono poi gli emblemi delle varie criticità di questo ristorante.

Ci salutiamo accordandoci che tra la serata e l’indomani mattina mi avrebbe inviato IBAN ed un promemoria dell’ammontare del conto del pranzo.

Il lunedì dopo sera, visto il silenzio da parte dello staff del ristorante, sono io a ricontattarli su Messenger, dove avevo prenotato, pregandoli di mettermi nelle condizioni di regolare il dovuto e scopro che la stessa domenica sera avevano provveduto ad inviare le info richieste su WhatsApp, ma ad un numero che ha in comune con il mio tutte le cifre ad eccezione di quella finale.

Provvedono finalmente ad inoltrarmi a stretto giro le info richieste e, scusandosi genericamente per l’attesa come non ci fossero anche stati altri mille disagi che hanno reso un piacevole e spensierato pranzo domenicale una mezza avventura, scopro che a fronte di due menù degustazione da €60 ed una bottiglia di pecorino Torre dei beati 2020 da €18, per un totale quindi di €138, l’approssimazione organizzativa fin qui raccontata e la relativa apparente mortificazione dello chef sono quantificabili in due coperti, due caffé ed una bottiglia di acqua naturale Panna. Una quindicina di euro che, a conti fatti, non sono stati inclusi nel totale.

Di buon’ora, il martedì mattina ho inoltrato alla mia banca la richiesta di bonifico sull’IBAN indicatomi ed ho cominciato a scrivere…


INsight Eatery
C.da Vallevò, 266 - Rocca San Giovanni (CH)
329.382.0346

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