C’è il gourmet, l’intenditore.
Dal palato sopraffino, è un diligente conoscitore del buon cibo e del buon vino, un autentico ed esperto professionista alla continua ricerca dei migliori ristoranti e dei nuovi sapori che i solo grandi chef sono in grado di proporgli.
Un gourmet non si limita a gustare, ma in modo quasi scientifico vuole capire: materie prime, tecniche e, perché no, trucchi e segreti dello chef.
Più di qualcuno ritiene però che il suo tecnicismo spinto rischi di allontanarlo dal piacere.
E poi, c’è il gourmand che, quasi in antitesi al primo, potremmo definire ghiottone.
Il cibo è autentica gioia dei sensi, ama mangiare e farlo bene. Quando può cerca il meglio sulla piazza.
Per lui, è l’avvicendarsi dei pasti che scandisce l’incedere del tempo.
Pur, secondo i puristi, con approssimazione ed un filo di ignoranza nell’approccio al cibo, il sedersi a tavola è un momento di convivialità finalizzato al suo solo godimento papillare.
Il corvide, invece, è un robusto passeriforme diffuso ovunque nel mondo, ad eccezione dei poli, particolarmente intelligente e onnivoro, con una dieta dalla quale tende a non escludere nulla, dai piccoli e saporiti animali, ai più dolci e succosi frutti non rinunciando qua e là a qualche carcassa..

Bene, se tentate una sintesi dei tre profili qui brevemente tracciati arrivate all’identikit dell’autore di questo piccolo diario di esperienze enogastronomiche.
Un appassionato di buona cucina e alta ristorazione che tutt’altro che disdegna la rustica osteria del paesello ed il chioschetto ai margini della statale e che in queste pagine tenterà di condividere con chi ne avrà voglia qualche ricordo e altrettante opinioni.
