Fourghetti

Tra padelle, polli e pastiglie per la lavastoviglie, รจ ormai da anni presente quotidianamente nelle nostre case con i suoi spot, dopo essersi fatto conoscere quale irreprensibile giudice di Masterchef, unico legittimo dispensatore del titolo di mappazzone ai piatti piรน imbarazzanti e, da ultimo, discutibile valutatore in 4hotel.

Ma se decidi di passare un weekend a Bologna, vuoi non andare a cena al bistrot Fourghetti dello chef Bruno Barbieri? E allora…

Discreto, su un ampio stradone appena fuori le mura, c’รจ il basso edificio color crema che ospita il bistrot.

Entrando si entra facilmente in sintonia con il concetto che ha ispirato il Fourghetti: spettacolare american bar, look total black per lo staff, clima informale, piacevole musica lounge di sottofondo. Un bistrot, insomma.

Sempre piรน personaggio mediatico e, per sua stessa ammissione, sempre meno chef capace di seguire come si converrebbe una cucina, chiaramente dell’imprenditore medicinese incroceremo giusto qualche ritratto sulle pareti. A capo della brigata Erik Lavacchielli.

Rinunciamo ad un secondo aperitivo e aspettiamo di essere accompagnati al nostro tavolo.

In una sala capiente, ma non troppo, decine di tavoli. In molti casi da due, qualcuno un po’ piรน numeroso. Sui due lati scoperti, ampie vetrate vista strada. Di fronte a me la saracinesca abbassata di un negozio di cellulari.

Ci accomodiamo, quasi sconfinando sul tavolo alla mia sinistra. Sulla mia destra, un paravento dietro il quale sta cenando una non so quanto numerosa allegra combriccola. Di urlatori.

Il tono di voce di quanti si celano dietro il separรฉ รจ decisamente sostenuto e le loro risate sono sguaiate e fastidiose. Il che si somma ad una sala che non solo non รจ in grado di assorbire il chiacchiericcio dei commensali, ma lo rende addirittura ridondante.

Proviamo a gustarci comunque la serata.

Il menรน non offre piatti che a leggerne la descrizione fanno sognare. Ordiniamo.

Tra qualche secondo vi raggiungerร  la nostra sommelier per il vino.

Si congeda il cameriere che ha preso la nostra ordinazione.

Arrivano gli antipasti. Ma della sommelier nemmeno l’ombra al nostro tavolo.

Sollecitata da chi ci serve le prime portate, ce la fa! Finalmente viene a consigliarci quale bottiglia abbinare ai nostri piatti. Ma lo fa con quella spocchia di chi ha subito un torto dall’interlocutore.

Lei…

D’altra parte รจ colpa nostra se si รจ dimenticata del nostro tavolo.

Dopo averle lasciato illustrare utilizzando praticamente gli stessi termini un Valpolicella Ripasso, un Recioto e un Nero d’Avola, tagliamo corto, andiamo sul primo, cantina il Vegro del 2016, anche se sono certo che inizialmente ci avesse proposto un’altra etichetta, ma evidentemente terminata la prima opzione, si รจ mossa in autonomia.

Poco male, ormai stiamo mangiando. C’รจ bisogno di versare qualcosa nei calici e non รจ il caso di contestare. รˆ pur sempre un buon vino, robusto, persistente ed equilibrato che si sposerร  bene con i piatti scelti.

I nostri antipasti sono una Crรฉme caramel di scorfano, guazzetto di vongole veraci e pane bruschettato all’olio ed un Burger di fegato grasso d’oca, scalogno sfogliato in casseruola, cuore di lattuga con semi di zucca e girasole, chutney di frutti tropicali e lime.

Burger di fegato grasso d’oca

Proseguiamo con dei Tortellini ripassati con fonduta di parmigiano e profumo di noce moscata e una Minesta di pasta e fagioli con soffritto alle erbe e quenelle di graspistรจ (ndr. letteralmente grasso pestato).

Tortellini

Quindi i secondi: Manzo al barbecue, cipolla brasata, stufato di zucchine, melanzane e frutta secca e Petto di piccione arrosto con glassa di alette di pollo al rosmarino, pancake verde, salsa di formaggio di yogurt acido e paprika.

Petto di piccione arrosto

Per concludere, Bignรฉ fritti e caramellati con zeste di arancia e salsa inglese e la mitica Coppa Machiavelli.

I dessert

Il solo prolisso nome di ciascun piatto elenca nella sua completezza tutti (o quasi) gli ingredienti che verranno composti tra loro e serviti, lasciando poco margine a curiositร  ed immaginazione. La qualitร  degli ingredienti, cosรฌ come la tecnica e la professionalitร  della brigata di cucina sono chiaramente indiscutibili.

E’ mancato perรฒ in tutti qualcosa capace di stupirmi, di rapire i miei sensi, di farmi entrare in una dimensione non ordinaria. Mi sono di fatto trovato di fronte ad ottimi piatti normali. Un tortellino poi non cosรฌ superiore ad altri che si possono trovare in certe trattorie del centro, una pasta a fagioli molto buona, ma che tale resta, delle carni deliziose, cotte magistralmente affiancate da mille ingredienti di contorno che perรฒ poco aggiungono al feel complessivo del piatto.

Minestra di pasta e fagioli

Dal pirotecnico Barbieri televisivo mi sarei aspettato nei piatti una marcia in piรน. Ma occorre pur sempre tenere a mente che non siamo in uno stellato.

In sintesi, l’idea del bistrot c’รจ ed รจ ben sviluppata nell’imprinting informale del locale, a partire dall’assenza di un menรน degustazione o dal rapporto che il personale di sala cerca di instaurare con i clienti.

Qualche attenzione in piรน perรฒ รจ dovuta anche in un locale del genere: l’incidente della sommelier fantasma, il fastidioso eccessivo brusio che pervade la sala durante la cena rendendo difficoltosa la conversazione, gli spazi tanto sacrificati…

D’un tratto, al momento del conto, ci si dimentica completamente che si รจ in un bistrot e non in uno stellato: โ‚ฌ182,50 (poi generosamente scontati di ben โ‚ฌ0,50) appaiono decisamente eccessivi, partendo dai โ‚ฌ3,50 di coperto a persona, passando per i โ‚ฌ15/โ‚ฌ16 di ciascuno dei due dessert, per finire con un normalissimo caffรฉ da โ‚ฌ2,50.

Un sorso di Lete, per favore…


Fourghetti
Via Augusto Murri, 71 - Bologna
051.39.18.47

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