Chef Nestor (1)

Quell’irrefrenabile voglia di giapponese che ti prende in un pigro pomeriggio di fine quarantena.

E in un attimo finisci per consultare il menù di Chef Nestor.

Poi però, come spesso capita nei migliori ristoranti quando decidi che non puoi essere tu a decidere cosa ordinare e ti affidi ad un menù degustazione, la scelta cade sul Combo 40 pezzi.

Cinque le varianti di rolls proposte in questa combinazione. Otto esplosivi bocconi di gusto per ciascuna tipologia, tre più sapidi, due dal sapore più morbido.

Nell’ordine, iniziamo da un classicone: salmone, avocado e Philadelphia; il must have dei combo che pur ottimo, quasi scompare al confronto con gli altri roll.

Già il secondo uramaki infatti, pur con rispetto reverenziale, lo lascia cadere nell’oblio: tonno e avocado all’interno e riso sovrastato da una sorta di frittatina, salsa agrodolce e quella che sembra una croccante pioggia di pasta kataifi. Le diverse consistenze si contrastano, lo scontro di sapori opposti tra loro fa impazzire il gusto.

A metà del guado c’è la proposta più strong, il tripudio del fritto: gambero in tempura dentro e cipolla sopra. Di certo non il più originale dei cinque, lascia in bocca un senso assoluto di soddisfazione perché… il fritto è sempre il fritto!

Il gusto chiede un attimo di tregua. In soccorso accorre il nostro quarto boccone: un cuore di dolce salmone, avvolto da una tenera crespella e una puntina di maionese aromatica.

La sensazione che suscita è un po’ quella di “El castillo” di Jorge Mendez Blake: come l’apparente semplicità di un piccolo libro, con le idee che contiene e che può generare, compromette la solidità di un muro fatto per dividere, così questo roll interrompe la spirale di sapori forti, tranquillizza il palato e lo prepara all’atto finale.

“El castillo” di Jorge Mendez Blake
(immagine dal web)

Ed eccoci all’ultima, definitiva, suggestione: il riso custodisce al suo interno un cuore di scampo e avocado. Il roll è panato con farina di mais e fritto. Tutto è sovrastato da un chutney di papaya.

E’ forse la perfezione. Sapori e texture contrastanti tra loro si alternano, danzano magistralmente in bocca e non lasciano più alcuna tregua alle già tanto piacevolmente esauste papille gustative.

Unica accortezza: è da mangiare rapidamente. L’umidità del cuore morbido con il passare dei minuti contamina la panatura e ne pregiudica la croccantezza, che è parte essenziale della riuscita di questa divertente proposta.

A completare il servizio, l’immancabile, ma forse poco indicata per questo combo, salsa di soia, fettine di uno zenzero non eccessivamente aggressivo ed un wasabi con un particolare retrogusto (non prendetemi per pazzo) di funghi porcini, tanto buono e delicato che l’ho finito a cucchiaiate!

Il tutto per l’onestissima cifra di €30. Tanto quanto richiesto da un qualunque altro sushi bar per un analogo asporto, ma con una qualità ed una maestria che sulla piazza in pochi riescono a garantire.

Da ultimo, permettetemi un grazie sincero a tutti quei riders schizzati e schizzanti che con le loro bici, i loro scooter e le loro macchinucce corrono come mosche impazzite per la città, permettendoci di soddisfare le nostre più o meno insane voglie di cibo.


Chef Nestor (1)
Via Marco Polo, 17 - Pescara
085.21.22.209

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